La Regione Emilia-Romagna ha approvato la Legge regionale 1° giugno 2026, n. 5 che disciplina l’individuazione delle aree idonee e le modalità di installazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili sul territorio regionale. La norma si inserisce nel quadro della transizione energetica e ha l’obiettivo di garantire uno sviluppo ordinato degli impianti, con regole chiare di localizzazione e un bilanciamento tra produzione energetica e tutela del territorio.
La legge conferma che non esistono aree “non idonee” in senso assoluto, ma che le aree individuate come idonee beneficiano di procedure amministrative semplificate e più rapide. Viene inoltre chiarito che la qualificazione di un’area come idonea non comporta un diritto automatico alla realizzazione degli impianti, ma esclusivamente l’applicazione delle semplificazioni previste dalla normativa nazionale.
Sul piano operativo, la disciplina regionale introduce una serie di vincoli e criteri specifici. Per gli interventi edilizi rilevanti è prevista l’integrazione obbligatoria di impianti da fonti rinnovabili su edifici e parcheggi di pertinenza. I Comuni possono inoltre definire fasce di rispetto fino a 30 metri dagli ambiti urbani residenziali, mentre nelle aree agricole con colture certificate sono ammessi esclusivamente impianti agrivoltaici e geotermici, a tutela della continuità produttiva.
La legge individua inoltre nuove categorie di aree idonee, tra cui siti oggetto di bonifica, interporti, aree produttive esistenti, poli funzionali, cave ripristinate, rotatorie stradali e spazi portuali, oltre alle aree con potenziale geotermico accertato. Particolare attenzione è riservata anche agli impianti a biogas e biometano, per i quali vengono privilegiate le aree produttive già esistenti.
Per le aree agricole viene introdotto un limite complessivo di occupazione pari all’1,5% della Superficie Agricola Utilizzata regionale e al 2,5% su base comunale, con ulteriori criteri specifici per gli impianti agrivoltaici, che dovranno garantire la prosecuzione dell’attività agricola e il mantenimento della maggior parte della produzione.
Il quadro normativo si inserisce negli obiettivi regionali di sviluppo delle fonti rinnovabili, con un target di 6,3 GW al 2030 e un potenziale complessivo stimato fino a 10 GW, in coerenza con il burden sharing nazionale.