Nuove frontiere
ALTI TASSI E CREDITO IN CALO: INTERVISTA A FRANCESCO MACCIONE, RESPONSABILE AREA CREDITO E FINANZA B.MORE
29 Luglio 2026
L’intervista a Francesco Maccione, responsabile Area Credito e Finanza Agevolata di B.More, pubblicata sulla Gazzetta di Modena, fotografa una fase delicata per le piccole imprese di Bologna, Modena e Reggio Emilia: nei primi mesi del 2026 il credito bancario destinato a questo segmento risulta in calo, frenato da tassi elevati e da una maggiore cautela degli istituti di credito. In questo scenario cresce la necessità di integrare il finanziamento bancario con nuove risorse e strumenti di finanza agevolata.
Il tema è cruciale per molte imprese del territorio: in un contesto segnato da tassi d’interesse elevati e accesso al credito più oneroso, come si sostiene la capacità di investimento del sistema produttivo?
A questa domanda è dedicato l’approfondimento pubblicato dalla Gazzetta di Modena, che mette a fuoco i dati relativi ai primi mesi del 2026 nelle province di Bologna, Modena e Reggio Emilia e, in particolare, la contrazione del credito destinato al segmento delle piccole imprese. I numeri citati fanno ergere con chiarezza una criticità che interessa da vicino le realtà di minori dimensioni. In questo quadro, il credito ordinario può non essere sufficiente e la struttura finanziaria dell’impresa diventa un fattore sempre più decisivo.
Che cosa ci dicono oggi i dati sul rapporto tra piccole imprese e credito?
Le rilevazioni riferite ai primi mesi del 2026 su Bologna, Modena e Reggio Emilia mostrano una contrazione degli impieghi bancari rivolti alle piccole imprese. È un segnale che riflette il peso del costo del denaro e un atteggiamento più prudente e selettivo da parte degli istituti di credito nella valutazione delle richieste di finanziamento.
Perché questo tema è così rilevante per le imprese?
Perché quando il denaro costa di più e le condizioni di accesso diventano più selettive, si riduce la possibilità di sostenere investimenti, crescita e sviluppo organizzativo. Le imprese più piccole, in particolare, rischiano di subire maggiormente questa situazione, trovandosi più dipendenti dal credito bancario tradizionale e disponendo spesso di minori competenze e strutture interne per individuare e utilizzare strumenti finanziari alternativi.
Che cosa sta cambiando rispetto al passato?
Sta cambiando il contesto in cui si prendono le decisioni finanziarie. Oggi non basta più rivolgersi alla banca come unico interlocutore. Servono una maggiore capacità di pianificazione e una struttura finanziaria più equilibrata, capace di integrare strumenti diversi.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento: le piccole imprese sono spesso meno abituate ad accedere alla finanza agevolata e alle opportunità messe a disposizione da bandi, fondi e misure pubbliche. Il rischio è quindi che risorse potenzialmente utili restino inutilizzate proprio dalle aziende che potrebbero averne maggiore bisogno.
Quali strumenti possono affiancare il credito ordinario?
Esistono diverse leve che possono supportare l’impresa: contributi, bandi e strumenti di finanza agevolata, strumenti di equity, partnership finanziarie, crowdfunding e soluzioni di medio-lungo periodo. Il punto non è sostituire il credito bancario, ma integrarlo con nuove fonti di finanziamento, ridurre la dipendenza da una sola risorsa e costruire assetti più solidi e resilienti.
Qual è il rischio per le imprese che non affrontano questo passaggio?
Il rischio è duplice. Da una parte si rinviano investimenti importanti, dall’altra si resta più vulnerabili rispetto a shock esterni, oscillazioni dei tassi e irrigidimento delle condizioni di accesso al credito. In una fase come questa, la struttura finanziaria dell’impresa incide direttamente sulla sua capacità competitiva.
In che modo si colloca il lavoro di B.More in questo scenario?
B.More affianca le imprese nella lettura del fabbisogno finanziario e nella costruzione di soluzioni più equilibrate. Nel particolare, se parliamo di imprese di piccole dimensioni, possiamo favorire l’accesso alle agevolazioni. L’obiettivo non è soltanto reperire risorse, ma ottimizzare l’accessibilità a contributi, bandi e strumenti finanziari da integrare al credito bancario, aiutando le aziende a rafforzare la propria struttura, a programmare meglio gli investimenti e a ridurre la dipendenza dal debito tradizionale.
Qual è allora la sfida principale per le imprese del territorio?
La sfida è passare da una logica di semplice accesso al credito a una logica di governo della finanza d’impresa. Oggi più che mai servono visione, pianificazione e la capacità di combinare in modo consapevole credito bancario, finanza agevolata e altre fonti di finanziamento, per accompagnare sviluppo e competitività in un contesto più instabile e selettivo.
